Ultima modifica: 7 maggio 2018

Scuola inclusiva

Ogni alunno è portatore di una propria identità e cultura, di esperienze affettive, emotive e cognitive. Nel contesto scolastico egli entra in contatto con coetanei e adulti, sperimentando diversità di genere, di carattere, di stili di vita, mettendo a confronto le proprie potenzialità (abilità) e incapacità (disabilità) con quelle altrui. Nella valorizzazione delle differenze l’individualizzazione è questione riguardante tutti gli alunni, non solo gli alunni in difficoltà, come possibilità di sviluppo delle potenzialità individuali. All’interno di questa cornice di riferimento, la scuola è chiamata a rispondere in modo puntuale e non approssimativo ai bisogni peculiari di quegli alunni la cui specificità richiede attenzioni particolari.

Gli alunni con Bisogni Educativi Speciali (BES) vivono una situazione particolare che li ostacola nell’apprendimento e, talvolta, nella partecipazione alla vita sociale. Tali difficoltà possono essere globali e pervasive, specifiche, settoriali, gravi, severe, permanenti o transitorie. In questi casi i normali bisogni educativi che tutti gli alunni hanno (bisogno di sviluppare competenze, bisogno di appartenenza, di identità, di valorizzazione, di accettazione) si arricchiscono di qualcosa di particolare. Pertanto il bisogno educativo diviene “speciale”.

La scuola si occupa anche di questa tipologia di alunni, con l’obiettivo generale di garantire alle fasce di alunni più fragili una didattica individualizzata o personalizzata. Le forme di personalizzazione vanno da semplici interventi di recupero, sostegno e integrazione degli apprendimenti, fino alla costruzione di un Piano Educativo Individualizzato (PEI) o un Piano Didattico Personalizzato (PDP).

Il concetto di BES si fonda su una visione globale della persona come definito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS, 2002). Nel 2002 l’OMS ha, infatti, elaborato uno strumento diagnostico definito ICF (International Classification of Function of Disability and Health), con lo scopo di descrivere e misurare il funzionamento di una persona, ovvero la sua condizione di salute attraverso un linguaggio condiviso. Il funzionamento di una persona va colto e compreso profondamente da diverse prospettive in cui ogni aspetto è interconnesso e reciprocamente causale. Quando i vari fattori (biologici, sociali, culturali) interagiscono in modo positivo è garantito il benessere del bambino; nel caso contrario potrebbero originarsi moltissime combinazioni di situazioni sfavorevoli al processo di apprendimento e alla partecipazione del soggetto alla vita sociale. Gli alunni con disabilità si trovano inseriti all’interno di un contesto sempre più variegato, dove la discriminante tradizionale patologia/normalità non rispecchia pienamente la complessa realtà delle nostre classi. L’identificazione degli alunni che manifestano difficoltà, non avviene solo sulla base di un eventuale certificazione, sebbene utile per una serie di benefici e tutele, perché rischierebbe di chiudere coloro che la possiedono in un contesto ristretto. Le istituzioni scolastiche hanno la responsabilità di attuare le strategie d’intervento che possano cogliere l’eterogeneità dei bisogni per individualizzare i diversi percorsi di apprendimento di ogni alunno. Tale visione prende in considerazione la possibilità che ogni persona, nel corso della propria vita, possa esprimere bisogni, disagi o “disabilità”, anche temporanee, che necessitano di una presa in carico flessibile, integrata e dinamica.

Vi è, quindi, il desiderio di garantire la piena partecipazione alla vita scolastica a tutti i soggetti, oltre che di fornire una cornice entro cui gli alunni possano essere valorizzati e forniti di uguali opportunità a scuola.

La Direttiva del 27 dicembre 2012 “Strumenti di Intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazioni territoriali per l’inclusione scolastica” definisce la strategia inclusiva finalizzata a promuovere il diritto all’apprendimento per tutti gli alunni in difficoltà.

Il BES è “qualsiasi difficoltà evolutiva, in ambito educativo ed apprenditivo, espressa in un funzionamento problematico anche per il soggetto, in termini di danni, ostacolo o stigma sociale, indipendentemente dall’eziologia, e che necessita di educazione speciale individualizzata.

Un BES è una difficoltà che, manifestandosi in età evolutiva, cioè nei primi diciotto anni di vita, si evidenzia negli ambiti di vita dell’educazione e dell’apprendimento, ostacolando le relazioni educative, lo sviluppo di competenze, gli apprendimenti scolastici e di vita quotidiana, oltre che la partecipazione alla vita sociale.

Per poter valutare tale disagio è fondamentale l’assunzione del punto di vista del soggetto, cioè calarsi nel suo mondo e cogliere quanto gli ostacoli all’espressione di sé siano da lui percepiti o quanto invece il problema sia solo vissuto da parte dell’ambiente circostante (insegnanti, gruppo dei pari, famiglia,..).

Per attuare una riflessione sulla reale situazione del bambino è necessario adottare criteri il più possibile oggettivi.

Il primo criterio può essere quello di valutare il danno effettivamente vissuto dall’alunno e prodotto su altri rispetto alla suo stato di benessere fisico, psicologico o relazionale:

-Il gruppo dei pari risente del suo malessere?

-Il bambino si isola? Rinuncia ad esperienze didattiche o relazionali? Si autolesiona?

Un altro criterio può essere quello di valutare la presenza di un reale ostacolo nel suo percorso di vita, cioè se la difficoltà vissuta lo condizionerà negli apprendimenti cognitivi, sociali, relazionali ed emotivi:

-il disagio blocca il bambino in una situazione stagnante? Non gli permette di proseguire nella didattica e nella fruizione delle diverse esperienze?

Possiamo però incontrare una situazione in cui non sia dimostrabile un danno o un ostacolo relativamente al funzionamento apprenditivo-educativo del bambino; occorre in questa situazione valutare la presenza di uno stigma sociale.

  • Il bambino sta peggiorando la sua immagine sociale? Appartiene a qualche categoria socialmente debole?

 

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